Pietro Vereni

Qualifica
ASSOCIATO CONFERMATO
Curriculum Vitae

Sono nato a Mestre nel 1963. Dopo il liceo mi sono iscritto a Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove l’incontro con la linguistica e con Sergio Scalise mi ha orientato verso l’antropologia culturale e la linguistica antropologica. Mi sono poi trasferito a Roma per studiare alla Sapienza, inizialmente con Giorgio R. Cardona e, dopo la sua scomparsa, con Alberto M. Cirese, con il quale mi sono laureato nel 1992 in Antropologia culturale con una tesi sui rapporti tra antropologia, linguistica e gastronomia. Nel 1993 ho vinto una borsa di dottorato in Scienze etnoantropologiche alla Sapienza, allora diretto da Pietro Clemente. Durante il dottorato ho trascorso un semestre all’Università dell’Egeo, a Mitilene, nell’isola di Lesbo, dove ho maturato la decisione di lavorare etnograficamente sulla “questione macedone”.

Tra il giugno 1995 e il febbraio 1997 ho soggiornato in Grecia, prima a Salonicco e poi nella Macedonia occidentale greca. Nel giugno 1996 ho iniziato la ricerca sul campo a Neos Kafkasos, un villaggio di circa trecento abitanti sul confine tra Grecia e Repubblica di Macedonia, allora ancora ex jugoslava. La ricerca riguardava le forme dell’appartenenza tra abitanti plurilingui della provincia di Florina, in un contesto in cui greco, slavo-macedone, greco pontico e anatolico, albanese-arvanitika e valacco coesistevano con un discorso nazionale fortemente uniformante. Questa tensione tra pratiche locali dell’identificazione e grammatica omogeneizzante dello Stato nazionale è stata al centro della mia dissertazione dottorale, discussa nel 1998, e ha orientato i miei primi lavori su etnicità, nazionalismo, confini politici e memoria personale.

Dopo il dottorato sono stato per nove mesi research fellow alla Queen’s University of Belfast, dove ho partecipato a un progetto europeo sul ruolo dei confini politici nella produzione dell’esclusione sociale. Rientrato dall’Irlanda nel 1999, ho svolto un ulteriore periodo di ricerca in Grecia nell’ambito di un progetto PRIN, e nello stesso anno ho iniziato le prime esperienze didattiche, insegnando contemporaneamente all’Università Ca’ Foscari di Venezia e all’Institutum Studiorum Humanitatis di Lubiana, Slovenia. Nel 2000 sono tornato stabilmente a Roma per lavorare come caporedattore presso Meltemi editore. Dopo due anni ho ripreso con continuità l’attività universitaria, insegnando e facendo ricerca, con diverse forme contrattuali, presso la Sapienza di Roma, l’Università della Calabria, l’Università di Firenze, l’Orientale di Napoli e l’Università di Teramo. Parallelamente ho continuato a lavorare come traduttore, revisore e redattore editoriale di saggistica antropologica e sociologica, attività iniziata negli anni Novanta e mai interrotta.

Nel 2008 ho preso servizio come ricercatore di Antropologia culturale all’Università di Roma Tor Vergata. Dal 2009 al 2025 ho insegnato anche al Trinity College Rome Campus, dove ho tenuto il corso “Urban & Global Rome” per studenti statunitensi. Dal 2015 sono professore associato di Antropologia culturale presso il Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società di Tor Vergata, e nel 2018 ho conseguito l’abilitazione scientifica nazionale di prima fascia. Dopo le ricerche nei Balcani e in Irlanda, il mio lavoro si è progressivamente spostato verso l’antropologia dei media, l’antropologia urbana e l’antropologia applicata. Ho condotto ricerche sulle occupazioni abitative a Roma, sulla diaspora bangladese, sulla diversità religiosa nello spazio urbano, su alcune famiglie rom insediate nella capitale e sulla vita delle persone detenute a Rebibbia.

La crisi del Covid mi ha portato a ripensare in modo più netto il ruolo pubblico dell’antropologia. Mi sono progressivamente convinto che l’antropologia non debba ridursi né a esercizio di pensiero critico né a forma indiretta di attivismo politico, ma debba recuperare una dimensione di cura: cura delle persone incontrate nella ricerca, dei contesti sociali osservati, delle forme di conoscenza che l’etnografia rende possibili. In questa prospettiva ho sviluppato progetti di Terza missione con Tor Vergata, in particolare nel quartiere di Tor Bella Monaca, dove dal 2019 al 2024 ho rappresentato l’Ateneo nel polo culturale Ex Fienile e coordinato attività del Laboratorio di Pratiche Etnografiche. Ho inoltre promosso iniziative di divulgazione e popolarizzazione del sapere antropologico, anche attraverso la creazione della srl Kami e della collana “Camminaria”.

Dal 2014, anche in seguito alla scomparsa dell’amico e collega Massimo Rosati, ho iniziato a occuparmi con maggiore continuità di antropologia religiosa, postsecolare e fondamenti evolutivi del comportamento rituale. Questo nuovo ambito di lavoro ha progressivamente incrociato la riflessione sulla razionalità religiosa, sui rapporti tra antropologia e teologia, e sulle basi cognitive ed evolutive della cooperazione, della ritualità e dell’appartenenza. Dal 2011 faccio parte della redazione di “Meridiana” e dal 2023 di “RAC – Rivista di Antropologia Contemporanea”; dal 2020 sono affiliate faculty presso il Center for Urban and Global Studies del Trinity College di Hartford. Dal primo aprile 2023 sono direttore del Museo Demoetnoantropologico del Giocattolo di Zagarolo, incarico nel quale cerco di connettere ricerca, didattica, divulgazione e valorizzazione del patrimonio culturale.

Sono iscritto dagli anni Novanta alle principali associazioni antropologiche italiane ed europee e partecipo regolarmente a convegni, seminari e reti di ricerca nazionali e internazionali. Nel complesso, il mio percorso si è mosso tra ricerca etnografica, insegnamento universitario, traduzione editoriale, antropologia pubblica e progetti territoriali, mantenendo come asse costante l’interesse per le forme dell’appartenenza, per i modi in cui le persone costruiscono mondi sociali condivisi e per la possibilità che il sapere antropologico contribuisca non solo a criticare, ma anche a riparare e rendere più intelligibili le relazioni sociali.

Pubblicazioni principali degli ultimi anni:

Pietro Vereni, 2021, Perché l’antropologia ci aiuta a fare politica (e a vivere meglio), Roma, Castelvecchi.

Pietro Vereni, 2021, Il glocalismo di Tor Bella Monaca. Conversazioni periferiche su una città che non esiste, Roma, Bordeaux.

Pietro Vereni, 2021, “Anche Boas è stato a Helgoland. Le scienze sociali e l’audacia epistemologica”, Meridiana, 100, pp. 57-75.

Pietro Vereni, 2021, “Arcana Imperii e la semplificazione radicale del reale. Una introduzione”, Rivista di Antropologia Contemporanea, 1, pp. 9-34.

Pietro Vereni, 2023, “Pregiudizio. Un approccio antropologico”, in A. Aportone (a cura di), Presupposti e pregiudizi. Elementi di critica della conoscenza e critica dei preconcetti, Milano-Udine, Mimesis, pp. 199-215.

Pietro Vereni, 2024, “Data mining, research ethics and practice: A view from Italy”, Anthropology Today, 40, 2, pp. 14-17.

Pietro Vereni, 2025, “Introduzione all’edizione italiana. Un’altra antropologia è possibile”, in H. Whitehouse, L’animale rituale. Imitazione e coesione nell’evoluzione della complessità sociale, Roma, Castelvecchi, pp. 5-33.